Cardiovascolare

SELENIO E COENZIMA Q10 RIDUCONO LA MORTALITÀ CARDIOVASCOLARE
Il Selenio è un micronutriente essenziale ad azione antiossidante ed è un componente del maggior enzima antiossidante cellulare: la glutatione-perossidasi. E’ utile per favorire la funzionalità cardiaca: bassi livelli di selenio nel sangue aumentano il rischio di problematiche cardiovascolari. Anche il Coenzima Q10 è un antiossidante di supporto per il sistema cardiovascolare. L’integrazione a lungo termine con questi due preziosi antiossidanti associati ha dimostrato di ridurre la mortalità cardiovascolare di circa il 6,7% secondo i risultati di uno studio svedese pubblicato da International Journal of Cardiology.

I ricercatori svedesi hanno infatti studiato la correlazione e la sinergia tra i due nutrienti in uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo su 443 cittadini svedesi di età compresa tra i 70 e gli 88 anni (228 partecipanti hanno completato lo studio). I partecipanti sono stati randomizzati per ricevere il trattamento con 200 mg/die di Coenzima Q10 associati a 200 mg/die di Selenio oppure placebo per 48 mesi. La somministrazione per 4 anni di Coenzima Q10 e di Selenio organico ha dimostrato di migliorare significativamente la funzionalità cardiaca.

I risultati hanno infatti evidenziato che è deceduto il 12,6% dei soggetti trattati con placebo per patologie cardiovascolari e soltanto il 5,9% dei soggetti trattati con Selenio e Coenzima Q10; è stata dunque osservata una riduzione del rischio pari al 6,7%.

L’esame ecocardiografico ha evidenziato un miglioramento della funzionalità cardiaca rispetto al placebo e il trattamento con i due nutrienti ha ridotto i biomarker di danno cardiaco.

21/06/2012
Bibliografia: Alehagen U. et al. ‘Cardiovascular mortality and N-terminal-proBNP reduced after combined selenium and coenzyme Q10 supplementation: a 5-year prospective randomized double-blind placebo-controlled trial among elderly Swedish citizens’ International Journal of Cardiology 2012 May 22. [Epub ahead of print]

Fonte:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22626835

 

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