Ci siamo già soffermati sull’importante concetto di “terreno”, ora vorrei approfondire l’argomento in quanto è cruciale per comprendere meglio il percorso naturopatico verso la salute e più in generale delle medicine naturali.
Si tratta di fare nostro un principio che va parzialmente a sovvertire alcuni luoghi comuni o “paradigmi” in tema di malattie con particolare riferimento alle loro origini.
Normalmente infatti si è indotti a pensare che le insidie per il nostro organismo e per la nostra salute arrivino unicamente dall’esterno. In parte questo è vero, l’ambiente non sempre ci è amico e le sostanze ostili in grado di procurarci dei danni a vario titolo non si contano, dai classici inquinanti atmosferici ai tanto temuti virus, batteri e micro-organismi patogeni.
Tutti siamo inevitabilmente esposti al contatto con tali sostanze e molecole potenzialmente dannose.
Sorprendentemente però non tutti reagiamo nello stesso modo e le conseguenze possono essere assai diverse tra individuo e individuo, pur in presenza di una medesima molecola o microorganismo che “entra” nel nostro corpo.
Quale fattore dunque entra prepotentemente in gioco a determinare la reazione che avrà il nostro organismo?
Come sappiamo la risposta la troviamo nella celebre e già proposta frase di Louis Pasteur “il terreno è tutto, il microbo è nulla“, frase che viene fatta risalire alla tarda età del ricercatore francese, frutto della saggezza e dell’equilibrio che spesso vengono alla luce dopo anni di studi e di esperienze.
Bastano poche riflessioni per comprendere come in quella frase vi sia racchiusa una verità evidente che di fatto racchiude un concetto di vitale importanza nel campo delle medicine naturali.
Del resto se così non fosse oggi non saremmo nemmeno qui a parlarne, il “terreno” è certo più forte del microbo e ora vediamo perché. Cominciamo analizzando brevemente da vicino questi spauracchi, questi microbi. Iniziamo con il sottolineare che senza di loro non ci saremmo neppure noi, e questo, al di là delle varie considerazioni che ognuno potrà fare sull’argomento, la dice lunga…. vita lunga ai microbi dunque che svolgono ruoli cruciali per la nostra salute come attestato da tutti gli studi di questi ultimi anni sul microbiota intestinale.
Occorre fare anche delle distinzioni, vi sono molti microrganismi cosiddetti “simbionti” che convivono in perfetto equilibrio con il nostro organismo e che esplicano diverse funzioni di fondamentale importanza per la nostra salute, quindi tutt’altro che nemici.
Alcuni di questi “simbionti” possono trasformarsi anche in patogeni quando trovano le condizioni adatte per farlo.
Prendiamo come esempio uno di questi microorganismi, l’Escherichia coli, un nostro ospite fisso con funzioni benefiche ma che in talune circostanze può aumentare numericamente, diventare aggressivo e creare problemi alla nostra salute, tipicamente le infezioni alle vie urinarie.
La domanda che dobbiamo porci è come mai un microorganismo presente naturalmente in ogni organismo diventi improvvisamente per talune persone virulento fino al punto tale da creare patologie.
Cosa si è modificato? Perché in un organismo alcuni micro-organismi si moltiplicano a dismisura e in un altro no? La risposta dovrebbe apparirci scontata, sono state le condizioni ambientali, quindi il nostro “terreno” a consentire tale proliferazione.
E l’esempio fatto per l’Escherichia Coli vale per ogni organismo simbionte che improvvisamente si trasforma in patogeno.
In tale condizione il ruolo primario del nostro terreno è indiscutibile, soprattutto se si ha una visione “causalista” e quindi in linea con i principi delle medicine naturali..
Poi vi è il capitolo dei patogeni, vale a dire dei microorganismi che non popolano abitualmente il nostro organismo e quindi potenzialmente pericolosi. Ma anche qui, se noi siamo sopravvissuti fino a oggi significa che la supremazia del “terreno” sul microbo è altrettanto palese, non di tutti i “terreni” chiaramente.
Parlo quindi di un buon terreno che andrà continuamente “coltivato” e rafforzato applicando i principi delle medicine naturali. Il patogeno può certo fare molte vittime ma non è mai stato in grado di vincere tutti i terreni, almeno finora, in futuro vedremo.
É evidente che, al contrario, un terreno debole sarà facile preda di germi patogeni ma anche qui non bisogna confondere cause ed effetti. Insomma, non ci resta che ribadire il principio fondamentale… il “terreno è tutto”.
Quanto detto per le malattie tipicamente acute provocate da batteri e virus vale anche per le malattie croniche, ben più difficili da affrontare nella fase “curativa” ma che molto più facilmente trovano spazio nella debolezza del nostro terreno. Potremmo parafrasare la frase di Pasteur dicendo anche che “il terreno è tutto, le malattie croniche sono nulla” ma qui il campo di azione è molto più complesso, altri fattori entrano in gioco come le predisposizioni individuali. Avere comunque un buon terreno e migliorarlo è sempre di aiuto.
Estremizzando il concetto potremmo affermare che solo quando apparirà un microorganismo in grado di sterminare il genere umano, solo allora si potrà affermare la supremazia del germe sul terreno ma fino ad allora Pasteur, l’ultimo Pasteur, avrà avuto ragione.