SOVRADIAGNOSI

DIAGNOSI e SOVRADIAGNOSI

Fare una diagnosi è sempre importante quando qualcuno è sofferente ed è fondamentale farla bene. Farla precocemente può in molti casi salvare la vita. Attenzione però a non incappare nel fenomeno della “SOVRADIAGNOSI”, che si determina quando ad un individuo viene diagnosticata – e di conseguenza trattata – una condizione clinica per cui non avrebbe mai sviluppato sintomi e non avrebbe mai rischiato di morire. A quest’attualissima problematica, che ha importanti ricadute sulla salute pubblica e sui costi dell’assistenza sanitaria, è dedicato il testo di seguito indicato (1).

I “check-up”, gli screening e i test diagnostici hanno molto spesso la capacità di sovrastimare l’incidenza di malattie “inconsistenti” oppure di anticipare una diagnosi che crea magari per anni ansia e angoscia supplementari senza che poi vi sia un beneficio in termini di sopravvivenza. In un futuro prossimo la generalizzazione della diagnosi precoce che sarà resa possibile grazie all’ingegneria genetica darà ad ognuno la possibilità di essere trasformato in “ammalato” subito dopo la nascita.                     

Gianfranco Domenighetti

http://pensiero.it/catalogo/libri/sovradiagnosi

 

SOVRADIAGNOSI – introduzione –

I termini SOVRADIAGNOSI e SOVRATRATTAMENTO sono da molto tempo oggetto di discussione tra gli esperti, tuttavia non altrettanta attenzione è dedicata a questi due termini nella stampa divulgativa.

Messaggi forti e di impatto quali “meglio arrivare prima”, “prevenire è meglio di curare” e il convincimento che le malattie si possano evitare o rendere meno pericolose con “semplici” esami e visite, ha influenzato fortemente in questi anni l’opinione dei cittadini. Un’informazione non sempre corretta e una scarsa consapevolezza dei rischi e benefici dei diversi esami non hanno favorito un pubblico dibattito su questi termini. Uno studio americano di qualche anno fa, ha dimostrato che era preferito uno generico esame total body scanner piuttosto che una regalo di 1000 dollari.

In realtà, gli esami diagnostici sono anche responsabili di SOVRADIAGNOSI, cioè diagnosticare qualcosa che non si sarebbe manifestato con conseguente sovra trattamento, cioè trattamento che viene fatto ma si sarebbe evitato se non ci fosse stata una diagnosi, o meglio, una SOVRADIAGNOSI. Un cane che si morde la coda.

La recente esperienza della Giuria dei cittadini sul tema PSA e tumore della prostata ha messo bene in evidenza quanto sia importante informare correttamente i cittadini su questi temi.

Su quest’onda un libro recentemente tradotto dall’inglese “SOVRADIAGNOSI”, come gli sforzi per migliorare la salute possono renderci malati” è l’occasione per raccogliere le giuste informazioni su questo tema ed acquisire maggior consapevolezza per le scelte in tema di salute. É un libro scritto e tradotto in modo semplice, facile da leggere e anche di piacevole lettura.

Gianfranco Domenighetti nella sua interessante introduzione al libro conclude con due riflessioni.

La prima nasce dalla rilettura sul New England Journal of Medicine dell’articolo che mostrava come, in soggetti deceduti per incidenti stradali o altri traumi, la prevalenza autoptica di alcuni tumori superi di gran lunga la prevalenza clinica: il tumore al seno in donne da 40 a 50 anni raggiunge il 39%, quello alla prostata in uomini dai 50 ai 70 anni il 46% (uno studio recente stima la prevalenza al 60%); tutti avrebbero carcinomi in situ alla tiroide dopo i 60 anni. Siamo dunque una “riserva” di tumori che fortunatamente in larghissima misura rimane silente e non avrà quindi nessuna rilevanza clinica: non è difficile immaginare cosa comporterebbe, anche solo in termini di SOVRADIAGNOSI e di inutile ansia e angoscia, la disponibilità di tecnologie in grado di identificare ciascuna cellula cancerosa. Ad esempio una “epidemia” di tumori al seno potrebbe essere dietro l’angolo se sarà implementata e diffusa per lo screening mammografico, la “Breast –specific Gamma Imaging” in grado di identificare tumori al seno fino ad 1 millimetro di diametro, contro i 10-13 millimetri per un mammografo tradizionale.

La seconda riflessione è suggerita dalla letteratura classica. Un cavaliere, racconta Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso, era avvezzo, al termine dei banchetti, ad invitare gli ospiti a sottoporsi a quello che oggigiorno si chiamerebbe un test predittivo: la prova consisteva nel vuotare un gran bicchiere colmo di vino senza distogliere la bocca dal calice. Se qualcuno si sbrodolava, ciò significava che la sua donna lo cornificava. Stranamente, dice l’Ariosto, i commensali, forse già ben avvinazzati, con gioia facevano a gara nel sottoporsi a tale prova. Molti si sbrodolavano e allora il loro animo da gioioso si mutava in tetro ed ansioso. Rinaldo ha già il calice in mano e sta per accettare la prova, ma ci ripensa e decide di non farla, dicendo: “Ben sarebbe folle chi quel che non vorria trovar, cercasse. Mia donna è donna, et ogni donna è molle: lasciàn stare mia credenza come stasse. Sin qui m’ha il creder mio giovato e giova: che poss’io migliorar per farne prova?”

Fonti:  Paola Mosconi
Laboratorio per il coinvolgimento dei cittadini in Sanità
IRCCS-Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

(1) Titolo: SOVRADIAGNOSI. Come gli sforzi per migliorare la salute possono renderci malati
Autore: Edizione italiana a cura di Laura Amato e Marina Davoli
Editore: Il Pensiero Scientifico Editore
Data di pubblicazione: novembre 2013 — Pagine: 264

https://www.partecipasalute.it/cms_2/node/2478

 

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