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Conosciamo la NATUROPATIA …

“Non ci potremo sbagliare se seguiremo la natura; il principio sovrano è di conformarsi ad essa; in questo vi è tutta un’arte di vivere”   Mointagne

NATUROPATIA, definizione

L’unico rimedio per allontanare tutte le malattie consiste nel saper coltivare la SALUTE; da questo semplice principio si sviluppano i concetti fondamentali della NATUROPATIA.

Disciplina riconosciuta dall’OMS, “la NATUROPATIA è la sintesi di molteplici metodi naturali per il mantenimento e la tutela della SALUTE dell’essere vivente in relazione alle caratteristiche costituzionali ed alle influenze ambientali, conformemente alle leggi biologiche che ne regolano l’esistenza”. (dizionario UTET, Rudy Lanza)

Etimologicamente il termine, dal latino natura e dal greco phatos, significa “sentire secondo natura”.

I concetti naturopatici, nella definizione della Natura Medicatrix, trovarono originaria espressione in Ippocrate da Cos (460-370 circa a.c.), secondo cui il rispetto delle leggi della natura costituiscono la condizione essenziale per la PREVENZIONE delle malattie.

Coltivare la salute, in accordo con il concetto del “primum non nocere”, è quindi l’obiettivo primario della NATUROPATIA mentre la “VIS MEDICATRIX NATURAE”, la forza guaritrice della natura, è la base filosofica su cui si fondano i suoi principi.

Ne consegue che l’obiettivo primario dell’intervento in naturopatia consiste nello stimolare le innate capacità di auto-guarigione insite in ogni essere vivente in accordo con le leggi della natura.

Continuiamo nella lettura del dizionario UTET … “l’esercizio della naturopatia è affidato al naturopata professionista che opera autonomamente rispetto ad altre figure in ambito sanitario (medici, psicologi, ecc..) il cui compito risiede nel favorire nell’individuo le condizioni atte allo svolgersi dei processi di riequilibrio del sistema mente-corpo. Inoltre egli ricopre il ruolo di educatore nel campo della prevenzione, favorendo nell’individuo i processi di apprendimento dei meccanismi fisiologici relativi allo stato di salute e di benessere.”

Appare evidente che il concetto di salute in naturopatia, in accordo con la definizione dell’OMS, (1) va ben oltre rispetto della semplice assenza di malattia.

Permettetemi ora una breve “escursione cosmica” … l’osservazione dell’universo ci insegna che tutti i suoi componenti sono in relazione tra loro. Il Sole influenza il nostro pianeta Terra ma a sua volta ne viene influenzato, come del resto Terra e Sole sono a loro volta condizionati da altre stelle e da altri pianeti.

Tornando sul nostro pianeta possiamo osservare che è formato da tanti elementi quali l’aria, l’acqua, la terra, le piante, gli animali, tutti a loro volta in stretta relazione, ciò che accade ad un singolo elemento condiziona tutto l’insieme.

Anche l’uomo fa parte dell’universo e della natura e quindi ne subisce gli effetti ed i condizionamenti. Scendendo in particolare nell’universo dentro di noi, osserviamo nell’uomo un insieme di tante molecole, miliardi di cellule che a loro volta formano diversi organi e tessuti. E poi c’è la parte immateriale o spirituale, il mondo delle idee, dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Da tutte queste componenti nasce un solo ed unico individuo. Essendo tutto in relazione, uno squilibrio di un singolo componente influirà su tutti gli altri e credo che basti una semplice riflessione per renderci conto di quanto sia reale questa interazione.

In conclusione possiamo comprendere perché la naturopatia cerca di studiare ogni individuo nella sua globalità e anche, potremmo aggiungere a questo punto, nella sua complessità.

(1) Organizzazione Mondiale della Sanità: la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità.

 

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La STORIA della NATUROPATIA

Con questo articolo facciamo qualche passo indietro … anzi più di un passo a ritroso ed andiamo a scoprire le radici storiche e filosofiche della Naturopatia risalenti ai tempi delle antiche scuole di medicina di Ippocrate (460-370 a.c.)

La prima persona che, mettendo un piede in “fallo”, si procurò una distorsione ad un piede ed intuitivamente mise la parte infortunata sotto il getto dell’acqua fredda di un ruscello usufruì di un metodo di cura naturopatico, cioè beneficiò di un elemento della natura, in questo caso l’acqua fredda, per curare un disturbo.

La Naturopatia è quindi una disciplina antichissima anche se il “pensiero naturopatico” moderno cominciò a prendere consistenza assumendo precise connotazioni solo verso il Settecento, grazie all’abate tedesco Kneipp.

Dall’Europa i concetti naturopatici si diffusero in molte parti del mondo ed è in America, precisamente negli Stati Uniti, che fu coniata la parola Naturopatia da parte di un medico, John Scheel, che con questo termine descriveva il suo sistema di cura naturale.

Egli ricavò il termine di Naturopatia da “Nature’s Path” che significa sentire la natura, cioè seguire il “sentiero” che ci indica la natura per raggiungere la salute.

La tradizione naturopatica ha avuto il predominio sulla medicina moderna fino agli anni ’30. In seguito con l’avvento della moderna chimica, con le teorie di Luis Pasteur e lo sviluppo dell’industria farmaceutica, furono approvate tutta una serie di leggi che affidavano alla medicina allopatica la tutela della salute dei cittadini.

Purtroppo l’instaurarsi prepotente ed incontrollato di una visione meccanicistica della vita ha portato nell’uomo la falsa convinzione di poter controllare e addirittura dominare i fenomeni della natura, invece di assecondare e seguire le sue immutabili “leggi”.

Queste nuove concezioni considerano il corpo umano semplicemente come un insieme di organi da studiare, da analizzare nei minimi dettagli dimenticandosi delle sue fondamentali esigenze che sono invece sempre le stesse ormai da milioni di anni.

Lo stesso Pasteur però, prima di morire, fu costretto ad ammettere che “il  terreno è tutto”, il microbo è nulla” sanzionando in tal modo il limite di una concezione troppo riduzionista della malattia a scapito di una visione più globale e profonda dell’uomo.

Le sempre più crescenti patologie cronico-degenerative, i forti limiti delle terapie farmacologiche con il loro effetti avversi, la maggiore richiesta di benessere psico-fisico, sono i fattori principali che hanno portato in questi ultimi anni un ritorno a sistemi di “cura” più in armonia e rispettosi delle leggi naturali verso le quali anche l’uomo dovrebbe, che piacciano o meno, sottomettersi per vivere in SALUTE.

Bibliografia:VIVI CON GLI AGENTI NATURALI, L. COSTACURTA. Ed. MEDICINA NATURALE.

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La CRISI dell’ISTITUZIONE MEDICA

Come sta la medicina moderna? Veramente il suo primo obiettivo è quello di tutelare la nostra SALUTE? Dai ripetuti e gravi episodi di corruzione fino all’ultimo insensato decreto d’urgenza sui vaccini, l’Istituzione medica rischia una preoccupante crisi di fiducia. Il problema è sempre il solito, invece di informare in modo chiaro si preferisce cercare di “formare” le menti con atti de imperio al fine di imporre il “pensiero unico” dominante. L’interesse economico, la cosiddetta  medicina degli affari, pare prendere il sopravvento ma vediamo di cercare il classico “salvataggio in corner” ed elencare in alcuni punti che potrebbero invertire una deriva all’apparenza inarrestabile e ridare la fiducia persa.

Punto PRIMO: sulla SFIDUCIA ISTITUZIONALE e sulla conseguente delusione di molte persone verso la medicina “ufficiale”. Il medico, anche il più illuminato e con le migliori intenzioni, deve oggi confrontarsi con un ambiente disagevole; è infatti opinione diffusa che l’interesse primario della SALUTE sia sottomesso ad altri meno nobili e di conseguenza il clima che il medico è chiamato ad instaurare con il suo paziente nasce già …. in un brutto clima.

Punto SECONDO: sulla questione CULTURALE … a mio avviso il medico del futuro non dovrà limitarsi alla cura, che non sempre porta a risultati positivi e comporta spesso sofferenza per il malato lungo il  cammino verso la guarigione. Il medico del futuro dovrà in modo più incisivo incentivare l’autogestione responsabile della salute attraverso l’indicazione di percorsi virtuosi. Non solo medicina come utile “stampella” ma come  la “via normale” (vedi la metafora della salita verso la montagna) per raggiungere la meta e vivere in salute (raggiungere la vetta). In caso di incidente c’è sempre l’utilissimo soccorso alpino su cui contare, l’importante è che la causa non sia stata per quanto possibile la mancanza di preparazione o l’imprudenza (la mancata prevenzione).

Punto TERZO: sulla NON prevenzione …. toglierei di mezzo la definizione fuorviante di prevenzione secondaria che andrebbe chiamata con il suo vero nome, vale a dire come “diagnosi anticipata o precoce di malattia”, utile in molti casi ma non sempre. Questo per rispettare la lingua italiana, non dare false aspettative e alimentare il business generato dall’eccesso di analisi, esami e screening (leggi “sovradiagnosi”).

Punto QUARTO: un’altra definizione che andrebbe eliminata è quella della “medicina alternativa”, termine senza senso e fonte di equivoci, salvo essere in grado di dimostrare l’esistenza di una forma di salute alternativa. La medicina è una sola, quella che ragionevolmente funziona senza deliri assoluti di onnipotenza (della serie la scienza non è democratica per intenderci) essendo l’organismo umano, nella sua complessità, nella sua interazione tra corpo e mente, ben lontano dall’essere conosciuto. Capire e assecondare le leggi della natura potrebbe essere un buon punto di partenza.

Punto QUINTO: Il medico del futuro dovrà avere mente aperta, scordarsi di alcuni insegnamenti, essere pronto all’integrazione ed allo studio di altre metodiche, dedicarsi ad una medicina che oggi viene definita “integrata” e che vede già molti professionisti impegnati in prima linea.

Infine ci sarebbe anche la questione politica; senza voler entrare nel merito, mi sembra palese che coloro che hanno alimentato questa deriva non potranno certo essere gli artefici della ricostruzione.

 

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Sui VACCINI, l’informazione e il LIBERO PENSIERO …

Almeno “tecnicamente” NON viviamo in uno stato di REGIME, su questo punto si può essere tutti d’accordo benché vi siano a mio avviso segnali inquietanti su cui riflettere che ci arrivano da più fronti, uno di questi, la questione “decreto-vaccini”, ne è un esempio emblematico. Per focalizzare il tema è superfluo entrare nel merito del decreto, (se vuoi approfondire leggi comunque QUI), meglio analizzare la vicenda dall’alto, da una prospettiva diversa, a partire dal silenzio imposto in modo scientifico da stampa e TV rispetto alle numerose manifestazioni in corso in questi giorni contro tale provvedimento.

Come mai il diritto all’informazione viene così palesemente negato, chi muove i fili con tanto sincronismo da far apparire l’informazione, pur da apparenti diverse fonti, tutta uguale ed allineata proprio come in un vero regime? Prima spiegazione, hanno forse paura?… certo potrebbe essere una chiave di lettura ma probabilmente c’è di più, infatti oltre alla NON informazione si assiste alla diffusione quasi giornaliera di notizie faziose, se non del tutto false, (le famose “fake news”) prodotte dal binomio “giornalisti-autorità sanitaria” pur di ottenere l’effetto “gregge”. Voler influenzare, direi voler FORMARE l’opinione pubblica su determinati argomenti mi sembra lo scopo principale di questa disonesta operazione ma quando la distorsione della realtà assume livelli abnormi le conseguenze potrebbero diventare imponderabili con risultati finali diversi da quelli voluti. Il decreto verrà certo approvato ma di fronte ad un troppo palese “gioco sporco” le persone più attente potrebbero raddrizzare le antenne e per reazione sviluppare un maggiore spirito critico, avanzare dubbi, iniziare a porsi e a porre domande, svoltare dalla fase passiva, rifiutare la logica del PENSIERO UNICO, uscire dal gregge e non accontentarsi del solito piatto preparato e da ingoiare in fretta per il nostro bene senza farci troppo PENSARE.

Si, pensare, ecco … il  PENSIERO …. forse l’intento di “formare” anziché informare nasce da questa parola; con l’informazione, aumentando e stimolando le conoscenze si aprirebbe la porta verso un libero pensiero assai pericoloso per i controllori del sistema. Viene alla mente il grande Giorgio Gaber quando cantava nostalgicamente …e pensare che c’era il pensiero. … il pensare è certo una responsabilità personale ma non mettere nelle condizioni le persone di pensare, anestetizzarle con una  propaganda senza scrupoli è sempre la modalità più collaudata che il sistema adotta per mantenere il dominio …. o come nella metafora della salita verso la montagna, cercare di far credere all’ignaro escursionista (con tanto di guida alpina al seguito) di essere sulla via normale di salita, la più sicura mentre nella realtà il burrone è lì a pochi metri (tanto poi c’è il soccorso alpino che ci verrà a salvare) …

Guardando invece al lato ottimista di questa vicenda, credo che un effetto positivo verrà raggiunto, o almeno lo spero, dal decreto della vergogna riguardante i vaccini … l’aver reso visibile in modo spregiudicato, inequivocabile, un progetto in atto da tempo, la medicalizzazione della società usando come pretesto la difesa della nostra SALUTE. Sul lungo termine questo “capolavoro”, frutto della commistione tra lobbies farmaceutiche, politica corrotta, informazione e giornalisti vergognosi, potrà avere un effetto boomerang che i cultori della medicina degli affari forse non hanno calcolato fino in fondo. La maschera è stata gettata ed ora sarà per tutti più facile difendersi, il lupo travestito da agnello è stato scoperto e questo permetterà a molti di mettersi in salvo (che può anche significare salvarsi la vita!!!). La perdita quasi irreversibile di credibilità dell’istituzione medica è l’aspetto più preoccupante, bene quei medici che in modo critico alzeranno la testa a rischio di perderla, come nelle migliori “democrazie” e si opporranno a questa deriva autoritaria.

Per quanto riguarda stampa e giornalisti, beh, la storia peggiore purtroppo si rinnova e torna più che mai attuale la frase pronunciata da Malcom X … “se non state attenti i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono … “ 

approfondimento -Morbillo, tra epidemie mediatiche e falsa scienza

AIFA rapporto vaccini 2016, reazioni avverse

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COLESTEROLO LDL, RIVALUTARE LINEE GUIDA PER GLI OVER 60

Ebbene è proprio così, con livelli di colesterolo più elevati si vive meglio e più a lungo!

A dire il vero personalmente avevo già da tempo rivalutato le linee guida ufficiali sui valori ematici di colesterolo partendo da una semplice considerazione in armonia con i principi naturopatici; la naturale fisiologia dell’organismo deve essere rispettata, non alterata per puri fini commerciali come accaduto in questi anni con l’abuso prescrittivo delle statine (i farmaci anticolesterolo) …  Anche le mie statistiche lo rivelano, chi ha il colesterolo molto basso proprio bene non sta, e non solo sopra i 60 anni! Di seguito il documento/studio …

COLESTEROLO LDL, RIVALUTARE LINEE GUIDA PER GLI OVER 60

Valori elevati di colesterolo Ldl sono inversamente correlati alla mortalità nella maggior parte delle persone oltre i 60 anni. E dal momento che gli anziani con LDL elevato vivono più a lungo rispetto ai coetanei con LDL basso, questi dati mettono in discussione la validità dell’ipotesi colesterolo, che considera quest’ultimo, specie la frazione LDL, aterogenico.

È quanto emerge dal lavoro di Uffe Ravnskov, ricercatore di Lund in Svezia, e primo autore di un articolo pubblicato su Bmj Open, in cui si suggerisce una rivalutazione delle linee guida che raccomandano la riduzione farmacologica del colesterolo Ldl negli anziani come parte della prevenzione cardiovascolare. «Abbassare il colesterolo con i farmaci come prevenzione cardiovascolare primaria in chi ha più di 60 anni è uno spreco di tempo e risorse» afferma l’esperto svedese. Per giungere a queste conclusioni, che mettono in dubbio una delle teorie di base della medicina cardiovascolare, un gruppo di cardiologi di 17 Paesi ha recensito studi precedenti svolti su un totale di 68.000 persone.

«È noto che il rischio di mortalità cardiovascolare o per tutte le cause dipendente dal colesterolo totale si riduce o addirittura svanisce con l’aumentare dell’età, ma poco si sa sull’associazione tra colesterolo Ldl, una frazione di quello totale, e mortalità nei pazienti anziani» esordisce Ravnskov, che assieme ai colleghi ha selezionato dalla letteratura scientifica 19 studi di coorte da cui emerge una correlazione inversa tra Ldl e mortalità nel 92% dei partecipanti. Il cardiologo londinese Aseem Malhotra, coautore della metanalisi assieme ad altri colleghi britannici, irlandesi e statunitensi spiega: «Questi dati suggeriscono di ridurre l’allarmismo sul colesterolo in termini di malattie cardiache, aumentando invece il livello di attenzione sulla resistenza all’insulina, il fattore di rischio più importante per molte malattie croniche». Ma la British Heart Foundation ha già respinto il documento, sottolineando che decenni di studi dimostrano lo stretto legame tra malattie cardiache e colesterolo.

Fonti: Bmj Open. 2016. doi: 10.1136/bmjopen-2015-010401

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27292972

http://www.doctor33.it/

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